Mater-ia.

Il gioco del Matriarchvio del Mediterraneo è l’enfasi sulla materia – umana, animale, vegetale, tecnologica. E’ un gioco di frammentazione, di aggiunta, e di estensione: mater-ia/matters/materia/li. La materia porta dentro di sè il materno; se si aggiunge una t a mater e si pluralizza la parola matter, il termine può indicare le ‘questioni’, ciò che importa: “Bodies that matter /Postcolonial Matters” (J. Bulter: 1993; A. Cianelli, B. Ferrara, eds: 2015). Nella sezione dedicata a Matters si vuole allora creare una piattaforma aperta, ed in infinto processo, in cui condividere le priorità, i pensieri, le indicazioni teoriche, i motivi di riflessioni che sono più cari ed urgenti alla comunità che crea e frequenta il Matriarchvio del Mediterraneo. Ciò che riguarda tutte noi, allo stesso tempo, è proprio l’interessantissimo dibattito teorico e le sue concretizzazioni artistiche sull’uso, riuso e riciclaggio dei materiali di scarto, le sperimentazioni e gli sconfinamenti (di discipline, materie, materiali, corpi) che i linguaggi artistici avanzano ponendo in primo piano la questione del molteplice, di una complessità che non può che articolarsi nel superamento della dicotomia natura/cultura. La bio art contemporanea di firma femminile mette in campo questioni etiche, politiche e sociali, e traduce il sentire, le problematiche e le contraddizioni del momento storico che si sta vivendo.
In generale, si potrebbe dire che lo scenario sociale e culturale contemporaneo si fa sempre più espressione di un’attenzione ai temi dell’ecologia, al rapporto con la natura e con la materia. All’interno di un contesto globalizzato – in cui la circolazione di persone, beni e prodotti di consumo replica i tempi accelerati della digitalizzazione di dati, corpi e informazioni – le artiste e pensatrici del contemporaneo s’interrogano sulle modalità etiche ed estetiche della relazione che intercorre tra l’umano, il naturale, l’animale, la tecnologia. Rintracciabile nelle pratiche e negli oggetti del vissuto quotidiano (i dispositivi tecnologici che mediano le relazioni sociali, i cibi geneticamente modificati e quelli di coltivazione biologica, le banche di semi, le droghe, i farmaci, gli esperimenti sugli animali…), la relazione tra umano, naturale, animale e tecnologia si disvela e si dispiega nei termini di una contaminazione molecolare, cellulare, atomica, quantistica. Ciò pone in primo piano l’urgenza di interrogare le tradizionali concettualizzazioni essenzialistiche di una Natura ingabbiata nel gioco dicotomico con/tro la cultura, e riconoscere invece la queerness, la differenza, l’Alterità, l’eterogeneo che risiedono al cuore della stessa: M-Other Nature.
Anche qui, una matriarca offre un esempio straordinario della potenzialità di questa questione: Ursula Biemann l’artista e teorica di fama internazionale, co-fondatrice assieme a Shuruq Harb di Art Territories, la piattaforma indipendente per artisti, pensatori, ricercatori e curatori, focalizzata sullo scambio critico in materia di arte e cultura visuale nell’area del Medio Oriente e del Mondo Arabo) investiga e sperimenta ecologie mediate sulla soglia tra l’organico, il sociale e il tecnologico, mettendo in dialogo le discipline artistiche con la chimica, com’è il caso del recente progetto Egyptian Chemistry (2012). Attraverso l’archiviazione di materiale video e campioni d’acqua, il lavoro ricostruisce una pluralità di ecologie (biologiche, chimiche, idriche, territoriali, politiche, economiche e sociali) del Nilo.
Questa sezione, ispirata dal dibattito e dai suoi esempi artistici, vuole di conseguenza mettere in dialogo le opere creative delle donne che contaminano le discipline dell’arte e dell’umanistica con quelle scientifiche (chimica, fisica, biologia, informatica…) per esplorare le possibilità che un riciclo creativo di approcci, metodologie, idee, materie, corpi e pratiche di conoscenza, aperte all’aspirazione e alla sperimentazione di nuovi modi di abitare gli spazi e i tempi contemporanei e à-venir.

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