Lingua madre.

La ‘linea’ è la matrice della composizione artistica; la lingua madre è l’origine del linguaggio, sia esso artistico o meno. È una semplice affermazione che pure ha causato incredibili conseguenze nella e per la logica occidentale: possesso, unicità, legame, appartenenza, purezza, sangue e terra, sovranità dell’Uno. Il filosofo Jacques Derrida ripete che della lingua madre bisogna sentirne l’evocazione, la vibrazione, la malinconia cocente per la costante perdita, ma essere sempre lucidi e attenti, responsabili e critici dell’assunzione della lingua materna ai potenti drives della sovranità patriarcale (J. Derrida: 1996). Gli rispondono i filosofi Walter Benjamin e Theodor Adorno; il Matriarchivio del Mediterraneo vuole accogliere questo dibattito filosofico declinandolo al femminile; riunendo pertanto in questa sezione, le estetiche femminili di recente costituzione che rivendicano lo sfaldamento (rispetto, cura e, insieme, trasformazione) della lingua madre e della sua possibile nostalgia tramite le sperimentazioni dei linguaggi che si costruiscono su una specifica Techné corporea, sensibile, tattile, sonora, scrivente e sempre in movimento.
È qui che si accolgono le espressioni coreografiche e performative di eventi artistici che, nella differenza e nella molteplicità delle tecniche in cui si espongono, si classificano come esperienze elusive, effimere, che dopo il loro farsi lasciano tracce mnemoniche, sopravvivenze di gesti che vivono e rivivono nei depositi della memoria corporale di chi danza e di chi assiste (R. Schneider: 2011). La lingua madre, il linguaggio di un’identità corporale, femminile, altra, una volta appresa, in-corporata e in-carnata, si dissemina nell’incontro/scontro confuso e dinamico di altre lingue, nella stratificazione di altri saperi coreo-grafici, di tecniche e qualità di movimento che tornano trasformati a ogni rinnovata ‘consultazione’ ed esposizione – dal live, allo schermo, dalla piattaforma digitale alle architetture liquide della rete. Il corpo danzante diventa allora un archivio, custode vivente di memorie frammentate, di metodi e forme fisiche e percettive (D. Taylor: 2002; A. Piccirillo: 2013). In questo senso, la tecnologia del Matriarchivio offre ospitalità alle memore corporee di donne, coreografe e performer che cercano e performano nella liquidità del Mediterraneo l’invenzione di nuovi spazi, palcoscenici, dimore naturali o virtuali – chora – dove è possibile lasciare le tracce della propria espressività-agentività corporale e soggettiva. Il Mar Mediterraneo, le sue acque e le sue sponde accolgono e generano movimenti, lasciano emergere grammatiche performative ibride, affetti e materialità danzanti, producendo ciò che la teorica canadese Erin Manning ha recentemente definito come “affective-attunement”: l’impatto affettivo-ecologico che lo spazio virtuale, liquido, aperto (milieu) esercita sull’attivazione di nuove potenzialità corporee, e quindi alla produzione di tecniche e tecnologie coreografiche che richiedono un’archiviazione ‘altra’ (E. Manning: 2013). Il risultato creativo di un simile impatto è visibile e consultabile, nella scrittura/lingua cinetica e danzante generata da Isabel Rocamora; la video-maker di origini spagnole in Horizon of Exile (2007), come una ‘arconte’, comanda un nuovo ordine del peso corporeo, rielabora la legge della gravità – così come è stata trasmessa e codificata nelle lingue/discipline coreutiche della danza occidentale –; Rocamora coreografa le sue danzatrici ‘velate’ nel deserto, nel continuo movimento trasformativo di questo spazio naturale, le materie corporali e femminili sfuggono dal peso della gravità corporea per esprimere – e poeticamente affermare – la sottrazione, la sospensione, il rifiuto, delle costrizioni che la società patriarcale dirige sul corpo femminile.
Techné femminili danno corpo anche ad alcune delle espressioni più interessanti della musica elettronica contemporanea internazionale. Qui il suono – e la musica – scritti e prodotti, danzati e performati dal vivo da artiste della diaspora africana, sono imprescindibilmente legati alla sperimentazione tecnica. In costruzione è un nuovo linguaggio espressivo che opera al contempo sul livello della rappresentazione: chi è ‘la’ donna/aliena-bambina-anticaegizia-regina-replicante-danzatrice-ologramma-visotelaquadro che anima l’universo creativo di FKA twigs?; e sul livello dell’affetto: è la rappresentazione sonora di un paesaggio desertico, o l’affetto di un deserto come concetto filosofico e non-luogo della memoria quello che, nell’album Desert Strike di Fatima Al Quadiri, si svuota, trasporta, scoppia, si esaurisce, è attraversato da corpi di suono-frammento?

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