Materiali.

“…l’arte costituisce il modo più immediato con cui l’universo intensifica la vita, sfibra gli organi e mobilita le forze. Costituisce il passaggio dalla casa all’universo … dal corpo dell’essere vivente all’universo stesso…. ciò che [la filosofia e l’arte] condividono [è] il loro radicarsi nel caos, la loro capacità di cavalcare le onde dell’universo vibratorio senza una direzione o un’intenzione, in breve, la loro capacità di allargare l’universo consentendo al suo potenziale di essere altrimenti…”
Elisabeth Grosz, Chaos, Territory, Art. Deleuze and the Framing of the Earth, 2008 (Tr. it. G. Lagomarsino, Caos, Territorio, Arte, O barra O Edizioni, Milano, 2011)

“…i genomi umani possono essere trovati soltanto nel 10% delle cellule che occupano lo spazio effimero che chiamo il mio corpo; l’altro 90% delle cellule è costituito da genomi di batteri, funghi, protisti, e simili, alcuni dei quali giocano un ruolo necessario al mio essere viva del tutto, altri chiedono soltanto un passaggio facendo così il resto di me, di noi, senza far male, senza alcun danno. I miei minuscoli compagni sono molti più di me; o meglio, io divento un essere adulto in compagnia di questi minuscoli commensali. Essere uno è sempre divenire con molti… L’interdipendenza delle specie è il nome del gioco del ‘fare mondo’ sulla terra, ed esso deve essere un gioco di riconoscimento e rispetto. È il gioco delle specie amiche che imparano a fare attenzione. Non molto è escluso da questo gioco necessario, non le tecnologie, non il commercio, non gli organismi, non i paesaggi, non le persone, non le pratiche. Io non sono una postumanista; sono chi divento assieme alle specie amiche, insieme creiamo scompiglio dalle categorie, le mettiamo in disordine, nel generare il tipo e la parentela. Stravaganti commensali nel gioco della morte.”
Donna Haraway, When Species Meet, 2008. (Tr. it. nostra)

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