Rosa Catalano Donatella Guarino Marina Iodice

ΑΛΛΟΤΡΟΠΙΑΣ

Ec(h)o-Processing: Sistema di Modulazione Audio Sismica

sviluppo tecnico: Valeria Vito

basato sulla ricerca di dottorato di Marina Iodice, BSoA, Ulster Universit

La mostra mette in relazione l’instabilità geologica e sociale attraverso due territori - quello campano e quello nord-irlandese - mediante grafici, artefatti, mappe, suoni e video. Le artiste evocano l’instabilità come condizione tanto fisica quanto sociale, in cui tracce ambigue sono modellate da tensione e trasformazione, mentre le rappresentazioni di orizzonti e confini suggeriscono la presenza di forze invisibili.

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a distanza, i paesaggi si ascoltano reciprocamente

ΑΛΛΟΤΡΟΠΙΑΣ ( ALLOTROPIAS) mette in relazione due territori segnati da tensioni persistenti: la regione campana, segnata da secoli di attività vulcanica e movimenti sismici, e Alexandra Park a Belfast, dove l’eredità della divisione settaria è inscritta nel tessuto urbano e i muri della pace continuano a delineare comunità profondamente frammentate. L’installazione si sviluppa a partire da una ricerca sul campo condotta tra questi luoghi e si articola attraverso suono, video, grafici, stampe e piccole sculture. Le registrazioni effettuate all’interno e nei dintorni di Alexandra Park - che catturano vibrazioni superficiali, paesaggi sonori ambientali e tracce dell’attività quotidiana - costituiscono la base acustica dell’opera. Tali registrazioni sono continuamente modulate da un sistema che traduce i dati sismici e bradisismici provenienti dall’Osservatorio Vesuviano in parametri sonori, generando un paesaggio acustico in costante mutamento e mai identico a sé stesso. Magnitudo, profondità e sottili movimenti del suolo riplasmano le registrazioni in tempo reale, permettendo ai processi geologici di intervenire nella memoria sonora di uno spazio urbano conteso. Al centro del progetto si colloca la nozione di ec(h)o, un termine che intreccia due significati risonanti: eco, dal greco oikos, riferito all’abitare o all’ambiente, ed eco come ritorno sonoro dopo aver attraversato lo spazio. Scritto con parentesi, ec(h)o indica una soglia in cui l’ascolto diventa una modalità per ripensare il luogo. Il suono si muove tra territori, connettendo spazi distanti attraverso la vibrazione. Distribuiti all’interno dell’installazione, pietre, artefatti metallici e altri oggetti ambigui appaiono come frammenti di un archivio incerto. Il loro linguaggio materiale richiama tracce vulcaniche, residui industriali o dispositivi sperimentali. Al contempo geologici e fabbricati, essi evocano sia il substrato vulcanico del paesaggio campano sia le storie industriali radicate a Belfast. Presentati quasi come reperti o campioni, questi oggetti suggeriscono processi di trasformazione solo parzialmente leggibili. All’interno di ΑΛΛΟΤΡΟΠΙΑΣ, i confini non sono intesi come linee fisse, ma come zone instabili modellate da tensione, movimento e tempo. I dati d’archivio sui movimenti della popolazione suggeriscono dinamiche parallele di spostamento: a Rione Terra, Pozzuoli, gli abitanti furono trasferiti in risposta all’instabilità sismica; mentre a Belfast, ondate di intimidazione e disordini tra la fine degli anni Sessanta e l’inizio degli anni Settanta costrinsero molte famiglie a cercare nuove abitazioni all’interno e oltre i quartieri urbani, contribuendo a modelli di segregazione e riallocazione nello spazio cittadino. Questi mutamenti, avvenuti per ragioni diverse ma in anni sovrapposti, mostrano come pressioni sociali e ambientali plasmino gli spazi abitati. Linee di faglia geologiche e divisioni politiche risuonano a distanza, rivelando il territorio come campo di relazioni piuttosto che come suolo stabile. L’ascolto diventa, in questo contesto, una modalità di avvicinamento a tali condizioni mutevoli: un’attenzione alle vibrazioni sottili attraverso cui luoghi e storie restano in movimento. Lonk al progetto: https://αλλοτροπίασ.com/

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TESTO ALLOTROPIAS CATALOGO

Le artiste

Rosa Catalano (aka Rose Sélavy)

 Considero l’arte come uno strumento di trasformazione individuale e collettiva, un modo per entrare in contatto con il materiale e l’immateriale. Il mio interesse si concentra sui rapporti tra il mondo umano, l’ambiente naturale e ciò che lo trascende. Attraverso piccoli gesti, che entrano in risonanza con le altre, gli altri e con lo spazio circostante, attivo esperienze sensoriali e percettive, utilizzando diversi linguaggi espressivi: installazioni, disegni, materiali multimediali, azioni performative.

Nata in una città di provincia, alla periferia di Napoli, ha studiato pittura all’Accademia di Belle Arti di Napoli e si è specializzata in Arte e Fotografia presso l’Università Politecnica di Valencia. Dal 2011 al 2014 ha collaborato con Extralab presso l’Accademia di Belle Arti di Napoli. In questo contesto nasce il progetto Orgh...!: una piattaforma aperta dedicata alla sperimentazione artistica e alla partecipazione sociale nelle aree periferiche degradate di Napoli. Con il coinvolgimento di studenti, artisti e associazioni, attraverso l’atto del camminare inteso come pratica estetica, il progetto mirava a fornire una risposta creativa e terapeutica alle crisi ambientali e sociali che affliggevano e tuttora colpiscono il territorio locale. Dall’esperienza come insegnante, ruolo che ricopre dal 2015, ha tratto ispirazione per un approccio pedagogico, il cui sguardo è rivolto alle condizioni sociali di marginalizzazione. Questa metodologia trova riscontro nel pensiero di attiviste ed attivisti, per cui l’educazione, come l’arte, è una pratica di libertà, un processo politico profondamente radicato nell’impegno collettivo. → www.instagram.com/ro_selavy/  

Donatella Guarino

Scultrice, insegnante e attivista, artista irregolare e anti autoriale, intendo l’arte come un potente strumento di trasformazione e come dichiarazione politica. Nata a Napoli, sono cresciuta in un piccolo centro della periferia e ho completato i miei studi all’Accademia di Belle Arti di Napoli con una tesi sperimentale in pedagogia e didattica dell’arte sulla creatività come attitudine alla trasformazione e l’arte come strumento di pedagogia radicale. Durante un’esperienza in un laboratorio di arteterapia con pazienti psichiatrici, ho conosciuto il progetto “Sarajevo Supermarket”, che sostiene artisti marginali e promuove la creatività in aree deprivate. Nel 2011 sono stata co-fondatrice dell’omonima associazione e ho co-gestito uno spazio artistico indipendente a Napoli fino al 2014, con cui ho organizzato decine di eventi tra mostre collettive e personali, concerti, reading, presentazioni e talk. Dal 2015 lavoro come insegnante di arte nella scuola media. Lavorare in quartieri periferici più o meno svantaggiati è stata un’opportunità che ho accolto con entusiasmo, poiché è in linea con le mie scelte e le mie idee. La mia produzione artistica esplora i temi dell’organico e dell’artificiale, della distanza e della prossimità, del controllo e della comunicazione, nonché del divario tra apparenza seducente e realtà minacciosa. Come artista, sono uscita dai radar: dopo aver utilizzato uno pseudonimo per diversi anni, dal 2016 ho lavorato quasi esclusivamente in progetti collettivi. info: costanzadoblo@cryptolab.net https://e.pcloud.link/publink/show?code=kZ8KXvZPc0okErKwMRgtSEkl80GPu3iLlV0  

Marina Iodice

Nata a Napoli e dottoranda presso la Ulster University di Belfast, la sua pratica intreccia live art, installazione e metodologie situate per indagare le dimensioni sensoriali e politiche del luogo, della memoria e del linguaggio che lo costituiscono. Il suo lavoro emerge dalla tensione tra individuo e corpo sociale e tra pratica artistica individuale e collettiva, affrontando temi di identità, fisicità, femminilità, innocenza e vulnerabilità, declinandoli attraverso processi di frammentazione e ripetizione. La sua ricerca attuale ruota attorno alle questioni di confine e migrazione, esplorando come lo sradicamento e la perdita della casa lascino tracce nei paesaggi urbani e sociali. Attraverso pratiche acustiche e somatiche, indaga come queste trasformazioni possano essere ascoltate, incarnate e riattivate come forme di memoria sensibile e politica, articolando la nozione di soggettività ec(h)otica. Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti di Napoli (2008), ha co-fondato il gruppo artistico e omonimo spazio culturale Semmai Factory ed è stata nominata ambasciatrice dell’Istituto Patafisico Partenopeo. Dal 2015 ha lavorato con diverse comunità transnazionali in Italia e nel Regno Unito attraverso residenze artistiche, workshop e progetti, attivando processi e iniziative intercomunitarie. Nel 2019 ha ricevuto il Contemporary Art Society for Wales Student Award e co-fondato Non-Place Collective, di cui è artista e co-curatrice. Dal 2025 è Associate Fellow of the Higher Education Academy (AFHEA) nel Regno Unito. Il suo lavoro è stato presentato attraverso performance, conferenze e mostre presso istituzioni quali UCL - University College London, Ulster Museum, Arnolfini (Bristol), e include una commissione per il progetto intercomunitario «Speak to Me» presso la University of South Wales e una performance-lectio nell’ambito della conferenza «Anarchism in/with/as/beyond conflict…» della rete di ricerca Anarchist Studies Network. → marinaiodice.com  

Artworks

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